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Sono davvero importanti le SOFT SKILLS per i progetti di export?

“Oggi le soft skills sono le competenze più importanti per fare export e dovrebbero essere considerate tali, soprattutto dagli imprenditori”.

Nessun dubbio su questa affermazione di Damiano Santini nel post pubblicato sul blog di TEM PLUS.
Per raggiungere obiettivi condivisi, soprattutto in un progetto #export, occorre, sempre di più, interagire con i propri interlocutori in modo efficace e costruttivo.
Le #softskills sono alla base delle competenze manageriali di ogni #temporaryexportmanager.

Ad una velocità incredibile il mondo delle competenze si sta trasformando.

Ne abbiamo discusso più volte, ad esempio in articoli come Come valorizzare le competenze degli Export Manager. Gli insegnamenti del 2021, ma mai ci siamo soffermati ad analizzare il linguaggio che si utilizza per definire le tipologie di competenze.

Questo articolo vuole mettere in chiaro fin da subito un concetto chiave: le soft skills non sono competenze trasversali a “supporto” di altre competenze più “importanti”.

Oggi le soft skills sono le competenze più importanti per fare export e dovrebbero essere considerate tali, soprattutto dagli imprenditori.

Ma andiamo per gradi.

Sommario

Come vengono (o non vengono) percepite le soft skills dall’imprenditore

Durante un recente incontro in azienda ho discusso con un imprenditore che reputava le competenze trasversali (le soft skills) non necessarie per fare export, sostenendo che per fare un buon lavoro è necessario conoscere il prodotto alla perfezione e parlare la lingua del mercato obiettivo.

Il “resto” vien da sé.

Nulla di più falso e pericoloso.

Un approccio miope come questo è privo di empatia e non considera un fattore fondamentale: la controparte commerciale è sempre una persona, non necessariamente di stampo tecnico, con un carattere, dei gusti, una cultura e un atteggiamento professionale da scoprire. 

In questo caso la competenza interculturale che si rende necessaria non è affatto soft, ma determinante. Ne abbiamo discusso anche nell’articolo Della Consapevolezza Culturale.

Il linguaggio che il mondo accademico e consulenziale utilizza per definire le competenze è fuorviante per l’imprenditore, che interpreta alcuni termini in modo non corretto, soprattutto se si utilizzano inglesismi, che tanto si discostano dalla lingua italiana annacquandone i concetti. Questo, a volte, può originare una visione distopica del tema e generare incomprensioni simili a quelle che ho narrato sopra.

Quando parliamo di competenze non è corretto fare distinzioni o definizioni, essendo tutte le competenze manageriali determinanti, soprattutto se si parla di export.

L’approccio più corretto, non soggetto a interpretazioni errate, è quindi quello di parlare di competenze manageriali per l’export, a tutto tondo.

I manager dell’export possiedono un ampio bagaglio di competenze tecniche, digitali e personali, coltivate, formate, aggiornate e mantenute vive, a disposizione delle aziende. 

Ancor più i temporary manager – figura sempre più strategica e richiesta nelle aziende – essendo “imprenditori di se stessi”, coltivano queste competenze con una precisione e una costanza che ci rende tutti orgogliosi.

Ognuno di loro si promuove sulla nostra piattaforma, evidenziando quali sono le abilità che lo contraddistinguono dagli altri: scopri quali sono i TEM della Community TEM PLUS e quali sono le loro competenze manageriali.

L’importanza del costruire una strategia condivisa per l’export

Il compito di TEM PLUS, prima dell’export, prima delle performance e prima dei contatti da generare, è far comprendere all’imprenditore l’importanza delle competenze manageriali per soddisfare, in modo corretto, le attese del progetto.

Ma come è possibile far comprendere all’imprenditore l’importanza delle competenze manageriali, per attivare quella fiducia necessaria alla continuità del progetto?

Condividendo e costruendo insieme la strategia del progetto export, pretendendo che l’azienda sia costantemente coinvolta nell’avanzamento del progetto, definendo insieme:

  • Analisi e scelta mercati di destinazione
  • Definizione e conferma Interlocutori target
  • Creazione messaggio di comunicazione per l’estero
  • Individuazione dei punti di forza del prodotto, distinguendo i punti tangibili ed intangibili (ne abbiamo parlato nell’articolo Export: conta solo il prodotto o c’è altro?)
  • Individuazione dei punti di forza dell’azienda
  • Digital: strumenti da utilizzare per generare Lead

Un primo dettaglio che salta all’occhio leggendo è che solo 1 punto su 5 della strategia parla di prodotto.

La strategia condivisa fa comprendere come tutte le competenze manageriali siano fondamentali per fare un buon progetto export.

Il successo del progetto export passa attraverso le competenze manageriali

È ovvio che i manager siano formati anche sulle dinamiche proprie di ogni settore, dal quale spesso per giunta provengono; tuttavia, fare export richiede uno sforzo molto più ampio.

Condividendo la strategia con l’azienda si instaura tra il TEM e l’azienda quella fiducia che non può invece esistere se il ruolo dell’imprenditore è solo quello da spettatore. 

Una volta che l’azienda percepirà l’importanza delle competenze manageriali non le chiamerà più soft skills.

Nella Community di TEM ITALIA sono presenti moltissime competenze manageriali a disposizione delle aziende, anche di natura umanistica e di marketing, proprio perché la strada verso un progetto export ben fatto è prima di tutto un percorso di comunicazione ed empatia con l’interlocutore estero.

Attraverso questo approccio, e con un coinvolgimento corretto dell’imprenditore, le performance dei progetti genereranno soddisfazione per tutti gli attori che è quello che, in ultima battuta, importa di più all’imprenditore!

La community di TEM ITALIA, animata, gestita e organizzata dai nostri community manager è a disposizione per individuare le migliori competenze per l’export da inserire nella tua azienda.

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