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Ozonoterapia: una risposta al Long Covid

L’ozonoterapia è un trattamento antinfiammatorio e antidolorifico usato a scopo terapeutico in varie patologie. Alcuni studi hanno dimostrato la sua utilità nel trattamento del Long Covid: si tratta di quella condizione di persistenza di segni e sintomi che continuano o si sviluppano dopo un’infezione acuta di COVID-19. Ne abbiamo parlato con il dott. Vincenzo Malatesta (www.drmalatesta.it), medico chirurgo specialista in Reumatologia-Geriatria e con un Master di II livello in Ossigeno Ozono Terapia.

Il dottor Vincenzo Malatesta nel suo studio di Padova

Dottore, cos’è l’ozonoterapia?

L’ossigeno-ozono terapia utilizza una miscela di ossigeno e di ozono a scopo terapeutico. Questo uso risale ai primi anni del ‘900 in Germania, quando si iniziò ad osservare il suo effetto battericida nelle ferite di guerra infettate.

L’ozono è una molecola altamente instabile, deve quindi essere prodotto all’istante, attraverso un apposito generatore, e somministrato entro breve tempo.

In cosa consiste precisamente la terapia?

Durante l’esposizione del sangue all’ozono, si scatenano numerose e complesse reazioni biochimiche, che in tempi brevissimi, interagiscono in diversi processi metabolici.

L’ozono è in realtà un agente ossidante, e se somministrato in maniera adeguata, è in grado di generare uno stress ossidativo controllato e transitorio tale da stimolare la cellula ad amplificare, appunto, le capacità antiossidanti. Mi piace definire questo intervento come un bio-hakeraggiodel sistema, cioè un intervento in grado di condizionare positivamente l’attività cellulare utilizzando le risorse della cellula stessa.

Il sangue ozonizzato migliora l’ossigenazione dei tessuti, aumenta la produzione dell’ossido nitrico, una molecola che accresce la vasodilatazione e l’afflusso di sangue al microcircolo e ai tessuti, inibendo la formazione di molte proteine pro-infiammatorie, con una conseguente riduzione della risposta infiammatoria, determinando anche un effetto antalgico immediato e duraturo.

Tutto questo è stato possibile grazie agli studi condotti negli anni e raccolti nelle linee guida che la Società Italiana di Ossigeno Ozono Terapia (SIOOT) ha depositato presso il ministero della Salute e che devono essere seguite con la massima attenzione.

Quali sono i benefici e le eventuali controindicazioni dell’ozonoterapia?

L’ozonoterapia, viste le sue molteplici caratteristiche cliniche, è utilizzata come attivatore del microcircolo con conseguente maggior afflusso di sangue nelle zone sofferenti. Inoltre, aumentando la capacità del sangue di cedere l’ossigeno trasportato e favorendone l’utilizzo da parte dei tessuti, aumenta la resistenza allo sforzo. La terapia ha anche spiccate caratteristiche anti-infiammatorie, antiossidanti, antidolorifiche e immunomodulanti.

Di conseguenza, le indicazioni dell’ozonoterapia sono molto ampie e vanno dai dolori articolari alle tendiniti, a tutti i processi infiammatori cronici con le conseguenze nefaste che conosciamo, alle arteriopatie, a tutti i tipi di ulcere, alle infezioni più o meno localizzate. Non solo: la terapia è utile nei processi herpetici, nelle maculopatie degenerative, nella sindrome da fatica cronica come la fibromialgia reumatica, nonché al miglioramento dell’efficacia delle terapie oncologiche e alla riduzione degli effetti collaterali. Consideriamo come controindicata tale terapia unicamente nel favismo e in gravidanza.


Quando è utile l’ossigeno-ozonoterapia nella sindrome del Long Covid?

Con l’avvento della pandemia da Sars Cov 2 e la conseguente Covid-19, patologia che al suo esordio colpiva principalmente il polmone attraverso un forte processo infiammatorio e una conseguente trombosi disseminata, causa principale dei molti decessi, si è sperimentata una terapia appropriata con ossigeno ozono in Grande Auto emo-infusione (GAE) si è notato un forte miglioramento della sintomatologia generale e respiratoria con una significativa diminuzione del ricorso alle terapie intensive da parte dei pazienti trattati.

Poi, col prosieguo della pandemia, si è notato che molti pazienti, una volta usciti dalla fase acuta, risentivano per lungo tempo di una spiccata astenia in parte dovuta ai danni diretti del virus, in parte alle forti terapie che sole riuscivano a strappare a morte certa questi pazienti. Tale stato è in tutto sovrapponibile alla Sindrome da Fatica Cronica (CFS) una delle patologie che trae maggior beneficio dall’ossigeno ozono terapia utilizzata con costanza e secondo le nostre linee guida, non dimentichiamo, infatti che questa terapia utilizzata nel paziente sano che pratichi attività sportiva, è considerata a tutti gli effetti come doping.

La pandemia da Covid19 ha rallentato le attività di tanti manager di PMI abituati a viaggiare spesso, soprattutto all’estero. Purtroppo in molti hanno contratto l’infezione. La sindrome da Long Covid si fa sentire anche dopo diversi mesi. Può l’ozonoterapia contribuire ad un più veloce recupero?

Con il passare del tempo abbiamo potuto constatare che molte delle sintomatologie presenti all’atto della dimissione del paziente dai reparti cosiddetti Covid, si protraggono a lungo, spesso rendendo poco attivi pazienti in età ancora giovane e con ruoli lavorativi impegnativi, dando luogo alla cosiddetta Long Covid. L’ozonoterapia sembra quasi la panacea a molti mali, ma se consideriamo i meccanismi con cui agisce e i sistemi su cui apporta beneficio, ci rendiamo conto che ad oggi tale terapia è estremamente sottostimata ed in alcuni casi perfino osteggiata, dovendo considerarne il costo estremamente contenuto rispetto ai prodotti industriali cui facciamo sovente ricorso.

Personalmente, ormai da tempo, data la spiccata attività sul microcircolo e quindi sulla migliorata perfusione dei tessuti, utilizzo la Bemer terapia (onde elettromagnetiche pulsate a bassa frequenza) in associazione all’ossigeno ozono terapia per potenziarne l’efficacia.

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